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Mercoledì 19 Ottobre 2011 09:56 |
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La Regione vara il Piano Coste Balneari sul piede di guerra
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di Oronzo MARTUCCIdi
BARI - «Il successo della Puglia nel settore turistico ci obbliga a tutelare sempre di più il patrimonio costiero»: è quanto ha sottolineato l’assessore regionale al Demanio Michele Pelillo nel presentare il Piano regionale delle coste approvato dalla giunta nei giorni scorsi e che ora diventa strumento di indirizzo per i 67 Comuni costieri che nel giro di quattro mesi dovranno decidere i piani comunali. Ma la decisione della giunta è stata duramente contestata dal Sib (Sindacato italiano balneari) pugliese che considera «restrittive e non rispondenti alle esigenze della categorie le scelte compiute» e ha preannunciato iniziative giudiziarie. «Non è stato un lavoro facile con 970 chilometri di costa da controllare. Avremmo potuto abbreviare il cronoprogramma regionale affidando ai comuni la Vas (Valutazione ambientale strategica), ma abbiamo preferito offrire ai Comuni un lavoro completo», ha detto l’assessore Pelillo.
Il Piano regionale prevede che i tratti di costa utili alla balneazione (saranno i Comuni a deciderlo con i loro piani) siano occupati da stabilimenti privati sino a un massimo del 40 per cento. Le rimanenti aree dovranno essere destinate a spiaggia libera con servizi (massimo il 24 per cento del totale) e a spiaggia libera senza servizi (il 36 per cento). «Nel definire tali percentuali abbiamo cercato di costruire un punto di equilibrio tra diverse esigenze: la tutela dell’ambiente; gli interessi dei cittadini; gli interessi economici di chi vuole utilizzare la costa», ha detto ancora l’assessore.
Pelillo ha ricordato che per garantire la qualità e la salvaguardia della costa servono risorse.Che spesso non ci sono o sono limitate. «Il governo nel maggio 2010 approvò il cosiddetto federalismo demaniale, che strategicamente passava la proprietà delle coste alle Regioni. Il decreto prevedeva entro sei mesi la regolamentazione di tale passaggio, che a distanza di 18 mesi non è ancora arrivata. Un diverso regime di canoni ci permetterebbe di reperire risorse dedicate alla lotta all’erosione, senza utilizzare solo la finanza straordinaria dei fondi europei. I canoni poi potrebbero essere differenziati tra stabilimenti che incassano cifre a sei zeri per stagione e stabilimenti che sopravvivono appena». I canoni delle concessioni demaniali permettono attualmente di incassare 10 milioni di euro. Nove milioni arrivano allo Stato, 1 milione viene diviso tra la Regione Puglia e i Comuni costieri che gantiscono le istruttorie per il rilascio e i controlli sulle concessioni demaniali. Ai Comuni spetta ora il compito di indicare le zone che non sono utili alla balneazione e definire la distinzione tra spiagge libere e spiagge da assegnare in concessione.
Il leccese Alfredo Prete, vice presidente nazionale del Sib, ha così contestato il piano della giunta: «Il modello di stabilimento balneare proposto è estraneo non solo alla realtà pugliese ma, soprattutto, alle esigenze di una balneazione moderna e di qualità». Ed ancora: «Le criticità riguardano i criteri riduttivi e limitativi delle dimensioni delle aree concedibili, che escludono numerosissime porzioni di demanio, delle concessioni che hanno come riferimento un solo parametro (il fronte mare sino a un massimo di 100 metri indipendentemente dalla profondità della spiaggia) e soprattutto dei manufatti destinati ai servizi (cabine, servizi igienici, bar, ecc)». «La disciplina contenuta nel Piano regionale è una vera e propria disciplina di dettaglio che riduce i Comuni semplicemente a fotocopiare con i piani comunali la normativa tecnica di attuazione del Piano regionale. Siamo pronti a utilizzare anche la via giudiziaria per contrastare il Piano delle coste», ha concluso Prete.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Ottobre 2011 09:59 |